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Il Teatro Monteverdi è stato distrutto, ma non lo sarà mai il suo ricordo in chi lo ha amato
Redazione SPM
31 Dicembre 2007 ore 11:31, (Eventi SPM: Scatta alla Spezia)
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Riportiamo la lettera che ha inviato alla nostra redazione, dopo aver visto la foto vincitrice del concorso Scatta alla Spezia, la signora Anna Maria Monteverdi, nipote del costruttore dell'omonimo teatro ritratto nella foto di Laura Cinelli.
”Vita di strada e di piazza nel passato, presente e futuro. Personaggi, luoghi e momenti che fanno vivere e rivivere la Città”: questo è stato il tema della III^ edizione del concorso fotografico organizzato dall’Associazione Culturale Spezialmente.it, vinto da Laura Cinelli con “Il palco del Monteverdi”, Ed il suo scorcio sul teatro che non c’è più ha rispecchiato in pieno l’obiettivo del concorso, che andava al di là di una semplice raccolta e mostra di immagini, come rivelavano le parole dello stesso sottotitolo “personaggi, luoghi e momenti che fanno vivere e rivivere la città”; l’obiettivo, in effetti, era anche questo: guardarsi intorno, guardare alla città come di solito non siamo abituati a fare, scovarne luoghi o aspetti inediti; punto di partenza per una riflessione ed una discussione sulla città, su com’era e magari su come vorremo che fosse o immaginiamo che sarà in futuro.

Il successo, allora, al di là del riscontro immediato dato dalle molte visite alla galleria di immagini sul nostro sito e da coloro che le foto le sono andate a vedere dal vero ed erano curiosi di sapere quale avrebbe vinto, è legato anche al dopo, ai commenti, alle riflessioni, ai ricordi che quegli scatti hanno suscitato e che ha suscitato, in particolare, la foto vincitrice. Commenti che confermano la scelta della giuria di attribuire il premio a Laura Cinelli e che soprattutto testimoniano come l’obiettivo del concorso sia stato centrato: non si è esaurito tutto in una mostra di immagini, quelle foto hanno trasmesso emozioni, hanno fatto pensare, fanno discutere.

Riportiamo allora la lettera che ci ha inviato una persona che quel teatro Monteverdi ritratto nella foto, lo aveva e lo ha ancora particolarmente a cuore: Anna Maria Monteverde, nipote di Luigi Monteverdi, l’ideatore e costruttore del Teatro.

Sono parole piene di nostalgia e di rammarico, dure nel senso profondo ma sempre misurate, parole dalle quali traspare vero dispiacere per la fine fatta dal Teatro e profondo amore per quello che per la signora, come per altri, anche se, ovviamente, in modo diverso, non era semplicemente un teatro, era una culla di ricordi ed emozioni. E quelli restano e resteranno, perché se fisicamente quel teatro è stato distrutto, nessuno potrai mai distruggerlo nella mente e nel cuore di chi lo ha vissuto ed amato davvero.

Queste le parole della signora Anna Maria Monteverdi:

"Un teatro storico per la città come il Monteverdi, grondante memoria centenaria, distrutto non dai bombardamenti o dal tempo ma dalle ruspe di qualche impresa commerciale, immortalato con grande forza dalla fotografa vincitrice del premio SPEZIALMENTE, fa un certo effetto, a me e alla mia famiglia forse più che agli altri: il mio bisnonno Luigi Monteverdi quel teatro l'aveva costruito nel 1919 e mio padre Carlo ne è stato l'ultimo direttore prima della decadenza. Mio padre mi raccontava sempre che quando il bisnonno emigrato in Sudamerica, per l'esattezza in Uruguay, ritornò arricchitosi tra i gauchos, voleva regalare qualcosa di importante alla sua città: costruì un teatro e lo intitolò alla sua famiglia. Luigi Monteverdi divenne poi "costruttore edile" e qualche anno fa un consigliere comunale aveva pensato anche di intitolargli una via, per l'esattezza la Via del Teatro, ma poi, come spesso accade in questa città, non se ne fece più nulla. Il simbolo della famiglia Monteverdi c'è ancora sopra qualche portale di via dello Zampino. Un teatro enorme il Monteverdi, adatto all'opera e costruito su un'arena all'aperto che mio bisnonno si aggiudicò da un lotto napoleonico.
Ho in casa alcune meravigliose fotografie di Luca Fregoso degli anni Ottanta che fissano il tempo del teatro Monteverdi nella bellezza dei dettagli, nei corrimano déco in ferro battuto, nel pianoforte, nell'altissimo palcoscenico, nelle finestrelle da cui si intravedeva la ferrovia; non ho più voluto saperne del destino del Monteverdi, Pagano un giorno a colloquio mi disse: "Mi dispiace".
Mi fa paura un mondo che non sa che farsene di un teatro.
Del resto, come diceva Peter Brook: "Deve esserci un'attività che cerca un teatro e non un teatro che cerca attività". E forse alla città è venuta meno proprio l'iniziativa, la progettualità, la volontà collettiva di mantenere uno spazio d'accoglienza, di libero scambio, di formazione e di sperimentazione come è sempre stato il teatro; e oggi, in un'epoca in cui l'arte è diventata più che mai necessaria, addirittura la forma più alta di resistenza, quel possibile spazio per un teatro "vivente", ci manca.
Grazie infinite per avercelo ricordato attraverso la fotografia.”



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