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Pagelle. E uno sguardo al futuro (con un occhio al passato)
Tamburrini
24 Luglio 2007 ore 04:30, (Eventi SPM: Montetto)
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Si è appena chiuso uno splendido torneo, ma di anno in anno il Montetto perde un pezzo del suo spirito. Si può fare qualcosa per impedirlo? Promossi e bocciati dell’edizione 2007.
Via, inutile negarlo: è stata una bella edizione del Montetto. E’ filato tutto liscio: match giocati a orari perfetti, arbitri “ufficiali”, belle partite e grandissimo successo di pubblico. Sono stati 20 giorni intensi, sentiti, divertenti. Non è mancata qualche polemica, ed è un bene anche questo: senza scaramucce il Montetto non sarebbe tale. Anzi, c’è da stupirsi del fatto che non si sia scatenato alcun pandemonio.

Qui nessuno vuole fare il criticone, né tantomeno “il vecchio saggio da Montetto”, ma nel corso del torneo è sorta dentro di noi una riflessione. Prima un formicolio nel cervello, poi qualcosa di sempre più definito fino a diventare un pensiero vero e proprio. Durante il torneo non ne abbiamo scritto per non turbare (essì che la penna è un’arma micidiale…), ma adesso, a bocce ferme, ci si può esprimere. Ragazzi, il torneo è diventato troppo “serio”, ove per serio si intende riservato a chi a pallone ci sa giocare davvero.

Roba per selvatici fino al 2004, il “Torneo del Montetto”, come ci ostiniamo a chiamarlo tuttora, negli ultimi due anni ha subito uno spaventoso incremento del tasso tecnico dei partecipanti. Se durante questo mese aveste fatto un salto al DLF o alla Pianta a vedere qualche partita, e poi foste venuti alle Pianazze, beh, non avreste notato nessuna differenza. A parte una: il pubblico.

Grande agonismo, squadre organizzate, soave rispetto delle posizioni e partite equilibratissime (quest’anno c’è stato il record dei pareggi, almeno uno per girone). Questo vuol dire che nessuno ci sta a perdere (e questo va benissimo), e per farlo è disposto a tutto: a mettere in rosa giocatori che figurano come “non tesserati” solo perché hanno smesso di giocare (magari da poco), a “reclutare” gente fortissima e lasciare ai margini i più scarsi.

Cose perfettamente legittime, oserei dire intelligenti. Per qualsiasi torneo, ma non per il Montetto.

Il Montetto è il torneo dove chiunque poteva giocare, vivere il suo momento di gloria e sentirsi calciatore per un giorno. Ora non è più così, e questo ci dispiace.

Prendiamo l’AC Giannetti: la rosa è rimasta sostanzialmente invariata negli anni. Dopo il trionfo nel 2004, il team di Pegazzano ha racimolato la bellezza di 7 sconfitte consecutive. Al contrario, vogliamo parlare di Pepe Nero (gli ex-Buzzurri). Fino a due anni fa erano considerati “una delle tante”, eppoi…innesto qua, innesto là…Sono diventati una piccola corazzata. Cosiccome l’AC Colombaio, che fino a un paio d’anni fa ne prendeva 20 a partita. Fossero capitati in un altro girone, voglio vedere cosa avrebbero combinato. Ma di esempi se ne potrebbero fare molti.

Il punto è questo: vogliamo rendere il Montetto un torneo come gli altri, diverso solo per il suo inimitabile pubblico, o vogliamo che sia “Montetto” anche sul campo di gioco?

Se vogliamo la prima…Ok, ci stiamo riuscendo alla grande. Se vogliamo la seconda, lo ammettiamo, il problema è grosso. Difficile da risolvere come è difficile far rientrare i buoi nel recinto dopo che sono scappati.

Si potrebbe intervenire sui tesserati. Chessò, ridurre a 1 il numero dei FIGC per squadra. Poi fai due conti, e vedi che nella Mappez ci sono Dini e Cozzani; nei Celtic ci sono Rege e Romeo…e via discorrendo. Sarebbe Montetto senza di loro? Impossibile.

Ideale sarebbe considerare FIGC coloro che hanno smesso di giocare da meno di 3 (o 5) anni, oppure stabilire un numero minimo (7 o 8) di MAI tesserari, in modo da impedire che certe squadre possano….”barare legalmente”. Ma chi si prenderebbe la briga di controllare? Le rose quanto tempo prima andrebbero consegnate? Dalla Federazione si avrebbero riscontri certi e oggettivi?

La strada è senza uscita. Si potrebbe pensare di tornare al campo in sabbia, magari a Rebocco come 2 anni fa. Chissà, forse qualche fenomeno dell’ultim’ora potrebbe sentirsi meno invogliato a battagliare nel deserto del Gobi piuttosto che sull’erbetta profumata. Qui i problemi sarebbero due: quanti di noi, onestamente, rinuncerebbero alle comodità dell’erba sintetica per tornare sulla sabbia? E poi il pubblico: a vedere alcune partite di questa edizione c’erano quasi 100 persone. Dove le metti 100 persone al “Rebocchetto”? Una in braccio all’altra sulle tre panchine che ci sono?



Vogliamo pensare di dividere il Montetto in due tornei, uno “forte” e uno completamente “amatoriale”? Si, bona, e poi chi ci capisce più qualcosa? E con quali criteri una squadra (o un giocatore) dovrebbe finire in uno piuttosto che nell’altro?

Insomma, è un problema. O meglio, noi lo vediamo come problema, magari non esiste. Gli unici dati di fatto, tra gli altri, sono questi: nel 2004 un certo Barsotti si faceva i suoi sani 10 minuti nell’attacco della Mappez. Adesso fa “il presidente”. Nel 2005 la Denti Stretti mise insieme all’ultimo 11 ragazzi che manco si conoscevano tra loro (e senza FIGC): fece un torneo dignitosissimo. Quest’anno ha sempre messo insieme il team all’ultimo (e con 2 FIGC). Esito? 5 gol fatti e 23 subiti. O vogliamo parlare di alcuni ragazzi che rifiutano a priori di giocare, riciclandosi come “allenatori”? Normale, che ci scendi a fare in campo se a ogni giocata rischi di essere umiliato? Prima questo rischio non c’era.

E già guardiamo con timore al 2008, quando le squadre sconfitte quest’anno si presenteranno ancor più forti nel (legittimo) desiderio di rivincita. Ma non è vero Montetto, questo. O almeno, non ci sembra.



Ecco invece il pagellone di fine torneo, dove il tono può finalmente sciogliersi in qualcosa di leggero. Teniamo a sottolineare come le pagelle siano assolutamente scherzoso ed ironico. Questo onde evitare lamentele del tipo: “Non siamo d’accordo col 3 che hai dato alla nostra squadra…”



PROMOSSI



10 – Guelfi e Milano

Strà ci metteva la tecnica, Finamore il coraggio, Bonansea l’opportunismo e tutti gli altri il cuore. Ma il portiere e l’esterno e della Ferramenta Fosella erano polmoni, fiato e ossigeno dei neo-campioni. Silenziosi ma decisivi. Il portiere con le sue parate essenziali e mai appariscenti, il centrocampista con la sua corsa e le sue giocate intelligenti. Una scena su tutte: Finamore ha appena segnato il gol del 3-1 in finale. Tutta la squadra abbraccia il capitano, mentre dall’altra parte Guelfi e Milano si stringono la mano, scambiandosi uno sguardo d’intesa: “E’ fatta”.



9 – Davide Inferrera

Per il titolo di capocannoniere, certo, ma anche per la capacità di tenere a galla una squadra, trasmettendo ai suoi compagni una carica incredibile. In finale, più che i suoi gol, ai ragazzi Quick Silver è mancato il suo carisma. Il voto, ovviamente, vale anche come ennesimo incoraggiamento verso una pronta guarigione. Speriamo porti fortuna.



8 – Giulio Delfino

“L’organizzatore”. La migliore definizione di lui l’abbiamo data alla vigilia del torneo: un buono che è costretto a fare il generale. Le questioni organizzative sono filate via lisce, si è preso la briga di informarci su risultati, calendario e classifica cannonieri. In campo poi sembra Mandelli del Chievo! Unica pecca: durante la fase a gironi ha dichiarato:”La Kawasaki Cintoi vince il torneo”.



7 – Il pubblico

Meriterebbe un 10, ma lo spazio è quello che è. Sarà che la tribunetta del Merio Scopsi è piccina, ma è sempre stata piena. Il momento di maggior affluenza è stato il quarto di finale Celtic-Mappez. Noi l’abbiamo dovuta vedere in piedi, appoggiati a una ringhiera. E poi le frasi, il tifo, i crocchietti che si creavano. Dopo quel che si è visto in campo, non sarebbe male un corteo degli spettatori in giro per la città, accompagnati dallo striscione: “Il Montetto siamo noi”.



6 – Flainet

Squadra rivelazione del torneo. Dopo l’esordio-shock hanno saputo risollevarsi, e centrare i quarti all’ultimo respiro (con tanto di maxi-spavento per l’incidente a Mastrantonio junior). Contro la Quick Silver, poi, hanno dato vita alla partita che non ti aspetti. 7 indomiti guerrieri. Da pelle d’oca. Sul loro blog scrivono che Betta “è esaltato dalla critica”. Noi insistiamo: è fortissimo.



Promossi, in ordine sparso I

pronostici di Cozzani, quasi sempre azzeccati, la pettinatura di Buraglia, le esultanze di Dini, la faccia di Delfino quando ha visto il pupazzo delle tifose di Quick Silver, il Pollaio, il palo da fuori di Laly contro gli Outsider, la maglia dell’Italia di Colombo, le “massime” di Lancia durante gli incontri di cui era spettatore, Postorino (lui è promosso a prescindere), il pubblico di Pepe Nero-AC Giannetti e le maglie della Ferramenta Fosella.



BOCCIATI



5 – Polli

Passo indietro per la squadra più organizzata del torneo. Vittoria nel 2005, terzo posto nel 2006, quarti di finale quest’anno. Il girone eliminatorio lasciava ben sperare, cosiccome l’inizio del match contro gli Outsider. Poi Barabini ha deciso che i suoi dovevano andare in semifinale, e per i reds si è spenta la luce. Altra tegola: il caso-Gelli. Il Pollaio parla di rescissione, almeno 5 squadre stanno alla finestre per accaparrarselo.



4 – Rappa

Già, perché è stato troppo ingenuo. O onesto, a seconda dei punti di vista. Ultimo baluardo di un Montetto romantico, il bomber cintoista ha rifiutato di inserire in rosa un certo Curlante, cosa che avrebbe potuto fare rimanendo nel limite-tesserati. Poi ha segnato 8 dei 9 gol della sua squadra. Un mito del Montetto.



3 – Orange

La squadra più “invisibile” del torneo. Se la Quick Silver ha acquisito popolarità in un batter d’occhio, e giocatori come Ricotta degli Outsider hanno avuto un’impennata di notorietà, loro sono scivolati via senza colpo ferire. Ed avevano pure le stesse maglie della Fulgor Vicci. Peccato, perché comunque stavano per battere i Polli, “rischiando” di tornare clamorosamente in gara per il passaggio del turno. Al Montetto bisogna essere anche un po’ “personaggi”. Forza ragazzi, vi aspettiamo nel 2008 con un drappello di ultras al seguito e capelli viola per tutti. Allora il 10 sarà d’ufficio.



2 – Checco Strà

L’anno scorso Cozzani, quest’anno il fantasista della Ferramenta Fosella. Ogni anno ci affibbiano un giocatore che sarebbe un nostro “protetto”. Oggi poi abbiamo ricevuto un sms che vale la pena riportare: “Non so se ti interessa, ma io lavoro col padre di Strà…quello che tu incensi sempre nei pezzi sul Montetto. E pensa che il padre mi parla sempre di te!”. Nel ribadire che noi valutiamo quello che vediamo, e che riteniamo il numero 6 dei Fosella un gran giocatore, diamo due al povero Checco in modo da…zittire i maligni 



1 – Denti Stretti

Numeri alla mano, e ricordi in mente, è stata la peggior squadra vista al Montetto. La scarsa amalgama tra i componenti giustifica solo in parte un passivo di 18 gol in 3 partite. Niente drammi e ripartire, col sorriso sulle labbra. Come diceva il buon Camolese: “Testa sul carrarmato e fili collegati”.



0 – Le donne in panchina

Per favore, non dateci dei maschilisti. Ma vedere le panchine infestate da gentili pulzelle, peraltro spesso in abiti succinti, ci sembra un mix tra esibizionismo e totale mancanza del senso di vergogna.

Sarà che siamo cresciuti guardando un certo tipo di calcio, e che forse siamo un po’ bigotti, ma a volte anche la tribuna delle Pianazze ci ha ricordato il primo anello arancio di San Siro: una passerella di moda. Io, personalmente, mi vergognerei ad andare in panchina durante, chessò, la partita di pallavolo della mia ragazza. Boh.



Bocciati, in ordine sparso

La nuova pettinatura di Dini, il cemento della tribuna, l’arbitro che sbagliava tutto, l’arbitro che faceva durare i tempi 21 minuti, gli articoli di Bisti, il sole che picchiava in faccia durante i match delle 20, la rissa durante Quick Silver – AC Colombaio.




Tamburrini
 
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Federfigo82
26.7.2007 ore 16:40
se penso che in questo torneo anch'io potevo avere l'emozione di segnare un goal, se penso a quando la mia squadra capitanata dal biondo mealli riusciva ad ottenere buoni piazzamenti, ammetto che un po' mi dispiace, era forse una presa in giro nei confronti del calcio o forse era una grande bugia che ci raccontavamo per sentirci per qualche istante calciatori veri. Si questo spirito forse è finito, come tante cose, come le bugie che hanno le gambe corte, ma, a volte, ci fanno vedere più lontano.
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