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Sarà Ferramenta Fosella – Quick Silver. Leggasi: vecchio contro nuovo.
Tamburrini
21 Luglio 2007 ore 05:30, (Eventi SPM: Montetto)
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Prima finale per i foselliani, abili ad imbrigliare la stella Barabini. I grigi eliminano la Mappez e centrano il match-clou al primo tentativo. Ricordi ed emozioni di un venerdì sera fuori dal normale.
Ci voleva l’aria di casa per asciugarli dal crisma della sfiga, dalla rogna infinita, dalla sfortuna più crudele. Il “Team del Termo”, come li definì Lubrano un paio d’anni fa, ha lasciato la malasorte tra Rebocco e il Bonanni, e nell’impianto delle Pianazze si è portato solo le sue qualità. Piedi buoni, polmoni capienti, indole tranquilla e spirito guerriero.
Se avete avuto la bontà e la pazienza di leggere i nostri articoli, sapete cosa ha impedito (oltre agli avversari, ci mancherebbe) alla Ferramenta Fosella di arrivare a giocarsi la Coppa più ambita dell’estate. Due quarti posti senza recriminazioni, ma che di recriminazioni ne avrebbero meritate parecchie. Quest’anno, invece, sono stati più forti della sorte, anche in occasione del temutissimo quarto contro Pepe Nero, giocato in piena e totale emergenza.
Proprio in virtù di quanto avevano mostrato nei quarti, i bianchi apparivano favoriti nella sfida contro la “Fratelli Luigini Outsider”. E così è stato, anche se il punteggio è stato in bilico per 45 minuti: fino al 3-1 siglato, a mò di zeta di Zorro, da Fosella Senior.
Prima della partita abbiamo parlato col capitano dei blu, il simpatico Curadi. Le sue dichiarazioni erano sorprendenti: “Stasera manca Tiscione, allora abbiamo deciso di giocare senza punte. Schiereremo una sorta di 3-3-0. Uno come Barabini, in fondo, non necessità di chissà quali sponde”. Poi Tiscione è arrivato, ma non è poi cambiato molto.
Già, Barabini, Il leader indiscusso degli Outsider, un lusso sfrenato per il microcosmo del Montetto. Un campionissimo in mezzo a onesti pedatori; un ciclone incontenibile; uno scattista col fiato di un mezzofondista e la precisione di un tiratore con l’arco. Chiaro che tutti gli occhi fossero puntati su di lui. D’altra parte, già dall’anno scorso, in tribuna è sorta un abitudine: quando giocano gli Outsider ci si pone la stessa domanda: “Ma barabinati o no?”.
Il rischio che corrono i giocatori come lui è quello di non riuscire ad essere decisivi. Chi segue l’NBA, sa che nel basket americano ci sono parecchie squadre che incentrano il loro gioco sulle lune del loro campionissimo. Nella stagione appena conclusa, due di queste erano i Los Angeles Lakers e i Cleveland Cavaliers, in gran parte dipendenti da Kobe Bryant e LeBron James. Per i Lakers è stata un’annata disastrosa, e nemmeno i 33 punti di media di Kobe sono serviti a spingerli oltre il primo turno dei play off. I Cavaliers, invece, hanno raggiunto una incredibile finale spinti da un impressionante LeBron, addirittura commovente in gara-5 contro la corazzata-Dallas, quando ne ha messi 48, e segnando 28 degli ultimi 29 punti dei suoi. Crediamo che questa parentesi sia utile per capire come, nel match contro i Polli, i blu erano la copia splendente di Cleveland. In semifinale hanno ricordato i Lakers.
In vantaggio dopo 8 minuti, grazie a un “golazo” di Kobe Barabini, la cui esecuzione è spiegata a pagina 42 del manuale del calcio, i ragazzi in maglia blu non hanno più inciso sul piano del gioco, nonostante un paio di carambole in area foselliana, con tanto di legni che sanno di beffa.
Il motivo è semplice: Finamore e compagni hanno sfibrato Barabini con marcature leali ma continue, rognose e asfissianti. Lo accerchiavano anche in 4, se c’era bisogno.
Saremo sempliciotti, ma crediamo che buona parte del match si spieghi lì. Gli Outsider possono recriminare per gli episodi: i già citati pali, per esempio, ed il pareggio, avvenuto su punizione.
Non abbiamo visto benissimo, ma ci è parso che in quella situazione si poteva (forse) difendere meglio. Va detto che la Fosella, ispirata dalle giocate di Strà e dalle incursioni di Milano, giocava meglio e sembrava generalmente più pericolosa. Sensazione che trovava conferma nella ripresa, dove un Barabini sempre più imbavagliato non riusciva ad incidere ed assisteva impotente ai gol di Checco Strà e al 3-1 di Fosella.
Al di là degli episodi, il risultato è comunque giusto. Più squadra i foselliani, più convincente il loro gioco, più significativo il loro percorso in questo torneo. E così, domenica 22, alle 21, i ragazzi di Finamore avranno il suffisso tanto bramato alla loro finale: non più –ina, ma –issima.
Lo meritano, per bravura, capacità e chi più ne ha più ne metta. Ma anche perché, e ci piace ricordarlo, sono una delle due squadre del torneo a giocare con maglie non da calcio, senza i materiali iper-tecnologici che vanno in voga oggi. Niente tessuti anti-strappo, niente “Dry-Fit”, niente maglie allo xilitolo (tra poco arriveranno anche quelle!). La Ferramenta Fosella veste con comunissime maglie bianche da supermercato, impreziosite da un aquilotto sul petto e l’accoppiata sponsor-numero (piccolo) sul retro. Che figata.

Allo stile retrò dei foselliani, in finale si contrapporrà quello new-age di Quick Silver, che contro la Mappez ha coronato un percorso che la vedeva tra le favorite sin dal primo match. Ed è quasi paradossale come abbiano faticato di più nei quarti contro la matricola Flainet che in semifinale contro l’espertissima Mappez, dal 2004 ininterrottamente tra le prime quattro del Montetto.
Stile new-age, dicevamo. Perché in questa squadra abbiamo ritrovato molta di quella teatralità che si riscontra nel tele-calcio d’oggi: il radunarsi in cerchio prima della partita, e liberarsi in un urlo selvaggio (nel corso del torneo l’abbiamo visto fare anche a Polli e Mappez), la presenza di un vivace Mister a bordocampo, gli atteggiamenti di alcuni giocatori e, non ultima, la voglia di autocelebrarsi aprendo un blog che, leggiamo dalle loro righe, si aspettavano fosse citato nei nostri articoli. Nessun problema, anzi ci fa piacere: http://allblack.myblog.it.
Il complesso guidato da Inferrera, ormai destinato a vincere la classifica cannonieri, è meritatamente in finale. In una partita dai toni agonistici non altissimi, e appena vivaci solo nel finale, la Quick Silver ha mostrato un complesso superiore alla Mappez, imbavagliando la principale bocca di fuoco: Matteo Dinicolantonio. La disposizione degli amaranto, tuttavia, ci ha lasciato perplessi: partiti con Rui Tdini arretrato e decentrato, hanno rinunciato per tutto il primo tempo a Ravecca e Picchi, schierando una formazione dalle idee non chiarissime.
Evidente frutto di questa confusione è stato il primo gol grigio. A Cozzani giungeva un retropassaggio alto, quasi all’altezza del viso, e il numero 1 amaranto doveva esibirsi in un complicato disimpegno: stop di petto e pedata al volo. Il numero 7 della Quick Silver capiva le difficoltà del portiere, e si avventava su di lui. Il rimpallo gli dava ragione: 1-0 grigi e lieve infortunio per il “Cozza”. Pochi minuti dopo arrivava il raddoppio, sempre con Inferrera. Il suo destro da fuori non dava scampo alla Mappez, che chiudeva il primo tempo sulle ginocchia.
Sul momento abbiamo avuto l’impressione che, in condizioni fisiche perfette, Cozzani sarebbe arrivato sul pallone. Lui ha smentito questa tesi, asserendo che il pallone era troppo angolato. Ci atteniamo.
Nella ripresa, con l’elegante Ravecca e il ringhiante Picchi, nonché Dinicolantonio finalmente punta, la Mappez si tirava su e trovava l’1-2 grazie a un tap-in scaturito da una punizione di Dini non trattenuta dallo stiloso Bagna, maglia rosa e numero zero.
La difesa grigia, guidata da un grande Ricci, tuttavia non traballava mai. Ed è significativo che tutte le palle-gol della Mappez siano scaturite da palla inattiva. La difesa, già. Questi sono un muro, scardinarli è un casino. Tempismo, precisione e una sana dose di ruvidezza sono le doti della retroguardia Quick Silver, peraltro gestita da un portiere molto bravo.
Il quale si esaltava nell’unica vera occasionissima per il pareggio: tanto per cambiare,una punizione di Dini. Il sinistro era uno dei suoi: basso, velenoso, potente. Bagna si tuffava sulla sinistra e addomesticava in angolo il serpente assetato del sapore della rete. La Mappez recriminava per un Dini fermato nei pressi dell’area quando stava per scaricare il mancino, ma l’arbitro optava, forse a ragione, per il fallo al numero 11 nel gomito a gomito col difensore avversario.
Il match veniva chiuso nel più classico dei modi: un contropiede finalizzato dal numero 10 (nonché capitano) dei grigi. Esplodeva la gioia in casa Quick Silver, mentre il pubblico, in gran parte Pro-Mappez, inondava le Pianazze con un silenzio assordante.
Per la Mappez resta la finale per il terzo posto, buona per una bella mangiata gratis e utile a Dinicolantonio per un ultimo, disperato assalto alla classifica cannonieri. A noi restano, però, tre immagini. Il numero 11 (molto severo con sé stesso a fine partita) a fare il terzino per 20 minuti; Ravecca out per tutto il primo tempo, quando nella ripresa il suo innesto ha ridato vigore al gioco amaranto; Picchi in campo per soli 15 minuti, nei quali ha messo la museruola alle punte Quick Silver. E’ facile parlare col senno di poi, lo sappiamo, però…

L’epilogo di domenica, quindi, sarà il più affascinante possibile. Volendo fare un po’ di retorica, sarà una sfida tra due modi di intendere il Montetto. Più tradizionale e legato al campaccio di Pegazzano quello dei bianchi, più moderno e proiettato verso il futuro quello dei grigi. Più “Old Style” la Ferramenta Fosella, più “Sky Style” Quick Silver.
Solitamente da un contrasto di stili vengono fuori belle partite: noi, da spettatori, ce lo auguriamo. Per il resto, vinca il migliore.

Tamburrini
 
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