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Maìna: ben oltre l’intrattenimento
Filippo Lubrano
25 Marzo 2009 ore 16:41, (Notizie: Editoriali)
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Panem et Circensem in salsa spezzina: prove tecniche di rilancio di una città.
Si chiama “Festa della Marineria”, ed assurge ad una missione più ampia di quel che appare: ben oltre l’entertainment, questo è l’evento che deve mettere d’accordo tutti. Più che un festival, “Maìna” (11-16 giugno prossimi: vietato pianificare le vacanze esterofile in questi sei giorni) è allora prova generale di cooperazione tra tutti gli attori principali della città.
La formula “panem et circensem” rivisitata in salsa spezzina non solo imbonisce, ma costituisce davvero un tavolo condiviso su cui riunire, quasi come un pretesto, le teste pensanti che finora si sono sempre scornate, e che invece da domani avranno un retroterra comune da cui partire, un denominatore comune da condividere, un’esperienza pilota – perché di questo si tratta, e di questo va preso coscienza – che possa far saltare i preliminari, il darsi del “lei”, e stringere sui temi che stanno davvero cari agli spezzini.
Il pretesto, va detto e non solo per inciso, porterà risultati di tutto rispetto: perché se davvero manterrà tutte le promesse fatte – e sono moltissime, e “non sarà facile”, per stessa ammissione dell’assessore Manfredini, che parla però più per scaramanzia che per altro, da inguaribile Stakanov qual è – la Festa della Marineria sarà destinata a cambiare le priorità estive degli spezzini, e ad innalzarsi ad evento di richiamo capace finalmente di attrarre - lo so, griderete al miracolo – genti in processione anche da altre città, mettendo in mostra quella cosa che abbiamo talmente tanto sotto gli occhi che ci dimentichiamo essere la nostra vera ed unica peculiarità: il mare.
E tutto ciò che ne deriva: arte cultura scienza e tradizione, per dirla con lo slogan di Maìna.
Il mare dentro, come nel film di Amenabar, ma dove il “dentro” è un posto comune a tutti quei signori che stanno dietro ai loghi della cartella stampa: Regione Liguria, Provincia e Comune spezzini, Comuni di Lerici e Portovenere, Camera di Commercio, Autorità Portuale, e soprattutto Marina Militare e Comitato delle Borgate. Lo sa bene Manfredini - maitre-à-penser della manifestazione che volle, fortissimamente volle il sindaco Federici -: e non è allora un caso che nella conferenza stampa l’unico ringraziamento esplicito dell’assessore sia diretto proprio al Comitato delle Borgate, animale mitologico dalle mille teste, difficilissimo da domare, ma che finalmente pare anch’esso aver compreso che il fulcro della propria attività non può e non deve limitarsi a quel quarto d’ora annuo, seppur bellissimo, di disfida remiera nelle acque del Golfo, pena l’harahiri del Palio stesso. E che dire della Marina, allora? L’ammiraglio Paoli, dopo aver disconosciuto la sua fiorentinità in nome della sua città adottiva, è già talmente affezionato all’evento da lasciarsi scappare lapsus freudiani anche in conferenza stampa: “La festa della Marina” comincia l’ammiraglio; e puntuale, arriva l’imbeccata della “madrina” Donatella Bianchi “della Marineria, ammiraglio, non ci sbagliamo”. Dalla platea arrivano sorrisi e risate: il clima è sereno, le gaffes sono un collante in più, quando ci si dà del tu. Federici è raggiante, rinsavito dall’iniezione da 30 milioni di euro del FESR, e ringalluzzito dall’idea di star presentando un’iniziativa che da sola potrebbe già dare un senso al suo mandato. E tracciare un solco, finalmente nella direzione giusta.
Ma veniamo al programma. Che avrete letto ovunque, e che comunque rileggerete allo sfinimento, tanto da imparare a memoria i nomi di Morgan e Cristiano De Andrè, che speriamo siano solo un preludio a quelli del PopEye estivo (non vorremmo qualcuno se ne dimenticasse e vi tirasse un rigo sopra, sapete com’è, nella concitazione del momento). Ed anche il programma rispecchia questo leit-motiv: non perdersi per strada nessuno, piacere a tutti, magari entusiasmando anche qualcuno. Con la consapevolezza intrinseca che comunque rimane fondamentale il percorso che porta al prodotto, ancor prima che il prodotto in sé e per sé. Lo si capisce dandosi un’occhiata attorno nella saletta del Circolo Velico: qui ci sono tutte le facce che insieme possono cambiare volto alla città, se solo lo volessero, se solo ne avessero una ragione evidente, e personale, magari.
Il percorso di condivisione – lunghissimo, dove la concertazione sfuma nell’irritazione, a volte: ma è solo perseverando, si sa, che si ottengono i grandi risultati – che porta a Maìna nasce proprio per quello: creare ponti tra chi ha vissuto sempre arroccato nelle proprie mura. La Marina con l’università, le Borgate con la Camera di Commercio, la Regione con i Comuni, gli artisti con gli operai: tutto è buono per il meltin’ pot – pardon, la mesciua - che sia crogiuolo su cui forgiare la nuova città.
Una città che non a caso è finalmente un cantiere, come solo le conurbazioni urbane vive possono essere: si sventra la pancia della stazione, si bonifica – beh, almeno ci si prova – l’area ex Ip, si progettano waterfront, si lanciano idee: ci si confronta e si accettano anche le critiche di chi le fa con un fine nobile: stimolare. Che sia la volta che La Spezia le energie le liberi davvero?

Filippo Lubrano
 
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Sun-PELO
25.3.2009 ore 18:10
come dicevano i saggi: la speranza è l'ultima a morire. Che questo Festival rappresenti davvero IL rilancio della città. Noi, come sempre, ci saremo, malati cronoci per una città che più la guardi e più delude. Ma ugualmente ti fa sognare. Vediamo se anche il resto della Spezia, con i suoi spettatori, sceglierà la stessa strada.
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