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Elezioni: Uno, settecentotrenta, centomila
Filippo Lubrano
16 Maggio 2007 ore 16:43, (Notizie: Editoriali)


Attenzione: notizia della testata giornalistica "Spezialmente", attiva dal 7.4.06 all'11.4.08


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Un sindaco, settecentotrenta candidati consiglieri, centomila abitanti. Ce n’è di che perdersi. Eccovi allora un piccolo Bignami per orientarsi nel macrosistema politico spezzino (e non fare la fine dei personaggi pirandelliani).
730 candidati fa circa l’1% della popolazione. L’1% della popolazione che “scende in campo”, per trascinare il restante 99% a votare per loro. Non so cosa succeda nelle altre città, e nemmeno mi interessa: la percentuale è e rimane incredibilmente alta, a prescindere da cosa facciano altrove. Anzi, se il fenomeno fosse diffuso, il segnale di incoerenza sarebbe ancora più elevato: siamo i primi ad indignarci del numero (e degli stipendi) dei parlamentari, quando poi è evidente che la nostra massima aspirazione sia diventarli. Dobbiamo parlare allora di gelosia? O è proprio vero che siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e consiglieri comunali?

La verità è che dietro alle candidature di massa non ci sono solo gli ego sempre più ingombranti (è “colpa” delle opportunità crescenti: è così facile oggi sentirsi arrivati!), che la nostra società sta producendo, ma anche spinte top-down, “dall’alto”. E guardate che è questa la cosa più triste: alla ricerca del voto, i partiti rastrellano in tutta la città. Non gli interessa cosa gli elettori scrivano sulla scheda elettorale, l’importante è mettere la croce sul simbolo giusto. E’ una politica che gioca al piccolo cabotaggio, con una rete a maglie fitte, che strizza l’occhio ai padri di famiglie numerose come al leader sindacale, una politica che lusinga con promesse facili invece di sedurre con ideali, valori, azioni.

E questi pensieri sono senza partito, e questi pensieri sono senza colore.


A questa tela già di per sé piuttosto complicata, se ne sovrappone un’altra. Il web.

Negli ultimi anni in Europa, negli ultimi mesi in Italia e negli ultimi giorni a Spezia (la scaletta temporale è valida per qualsiasi settore) si è fatto un gran parlare dell’amore dei politici per Internet, della grande scoperta dei blog come strumento democratico, delle piazze virtuali come estensioni di quelle fisiche. Anzi, più sicure, dato che abbiamo scoperto che piazza Brin è peggio delle banlieues, a leggere in giro - e dire che ci giravamo fino all’altra sera -, ed allora forse viene più comodo fare comizi lì, perchè sono meglio gli insulti bianchi di qualche utente anonimo non registrato che rischiare la pelle con le persone in carne ed ossa, che se si incazzano davvero capace che ti tirino le pietre.

Ecco, sappiatelo: a me tutto questo suona ridicolo. Ridicolo perchè so bene com’è fatta la mia città. Giusto un anno fa abbiamo lanciato uno strumento che aveva proprio come obiettivo quello di avvicinare i cittadini, ed i giovani in particolare, alla politica come alle altre arti, creando un filo diretto tra le eccellenze cittadine e la “gente comune”. L’esperimento si chiamava “Vip Blog” – chi mi legge se lo ricorderà bene – e - abbiamo già avuto modo di batterci il petto pubblicamente in svariate occasioni - è stato un totale fallimento. Non solo abbiamo messo a disposizione dei Vip o presunti tali questo strumento in maniera del tutto gratuita, ma nella maggior parte dei casi, chiedendogli di intervenire, abbiamo avuto come la sensazione di star loro chiedendo un favore.

Vedo qualcosa di comicamente paradossale in tutto ciò. (Comicamente perchè sono un inguaribile ottimista. Ci sarebbero anche i presupposti per demoralizzarsi).

Presi dallo sconforto dai politici, comunque, siamo passati alle pornoattrici. Almeno, hanno stimolato la conversazione (e qualche crociata, cristiana e democristiana – aiutoaiuto, Spezialmente è un sito porno): verrebbe da dedurre che come comunicatrici evidentemente sono superiori.

E’ per questo che, passata l’euforia del momento, credo che i politici torneranno a disinteressarsi di Internet e delle sue emanazioni: semplicemente perchè un conto è il cittadino nel momento in cui è un potenziale voto, un altro quando è un potenziale problema. Nel primo caso, è un cliente da adulare; nel secondo, un lebbroso da scansare.

Dovessi essere smentito dai fatti, non sarò mai stato così felice di essermi sbagliato.



La situazione d’oggi sul nostro beneamato portale è altrettanto divertente. Praticamente, i primi spazi banner che siamo riusciti a piazzare sono stati in questa campagna: per mesi (circa 27), anni (evidentemente: più di 2), ci siamo proposti ad ogni tipo di interlocutore cercando partners: non abbiamo trovato che le orecchie della Fondazione e della Provincia disposte ad ascoltarci tanto da provare ad allungare all’uncinetto la coperta che, con una redazione fatta di muri, cavi e p-e-r-s-o-n-e da pagare, rimane sempre cortissima. Guardando il sito com’è oggi, con tutta questa fioritura di animazioni rotanti dai colori più svariati, dedurrete che nell’ultimo periodo deve essere stato catapultato sulla Spezia un container di Amplifon da rinsavire anche il peggiore dei sordi. Non che me ne lamenti, anzi: mi ha fatto sinceramente piacere l’interessamento di politici soprattutto allo strumento del blog. Mi è sembrata una sorta di rivincita. “Toh, vuoi vedere che alla fine non avevamo poi proposto questa cosa incomprensibile?”, è stata la nostra reazione guardandoci negli occhi. C’è dentro anche una dose di orgoglio, capitemi.

Fa piacere che anche qui si sia capito finalmente che la vera rivoluzione non è farsi un sito. Quella semmai è una base (ed il nostro modo di intendere uno spazio online lo potete vedere nel sito giacomogatti.eu, che abbiamo costruito). Quello che fa la differenza nel proporsi al bacino di elettori online (che sono ben diversi da quelli offline: nella maggior parte dei casi, soprattutto più esigenti) è differenziare i contenuti, poter contare su una squadra (la Royal aveva uno staff di 60 persone solo per la sua campagna online, per darvi un paio di numeri; Sarkozy ha vinto anche perchè su Second Life era presente in maniera più incisiva. La differenza, alla fine, la fanno le piccole cose), dare stimoli diversi secondo il contenitore. Ed esserci, soprattutto, in un contenitore. Mettersi in gioco e rispondere alla domanda di un utente toglie quella patina di spocchia di cui spesso è coperta l’immagine dei politici.

Poi, certo, nel contenitore ci può finire di tutto: quelli che gli spazi per farsi campagna elettorale se li pagano, e quelli che, scimmiottando impostazioni grafiche e nicknames sfruttano il fatto che il blog è aperto a tutti per farsi pubblicità nello sprint elettorale, tentanto di recuperare il tempo perduto con sortite più o meno bizzarre. Non saremo certo noi ad impedirglielo di fare: se non sbaglio da qualche parte dev’esserci ancora scritto che la libertà d’espressione – e su questo tema, ne avremmo un paio da raccontarvi - è un diritto (certo, la stima poi è un’altra cosa). Ma se domani questo sito non riuscirà più a campare, che almeno i signori che credono nella democrazia partecipativa lo sappiano, che è anche per colpa loro.



Ne siamo consapevoli: le parole hanno il loro peso. Ma finchè avremo ancora qualcosa da dire, ce ne prenderemo appieno la responsabilità.
Filippo Lubrano
 
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essenza
17.5.2007 ore 18:25
beeeeeeeeeeeeeeeeeelin filo! rimpatria un pò ke poi mi diventi aggressivo!!! l'aria di paris ti fa """""male"""""! :D
antoniocolombo
17.5.2007 ore 15:26
Forse sono stato il primo candidato (oltre ai "sindaci") a pubblicare su un sito, realizzato da solo (e purtroppo non bello come quelli che producete voi), le miee idee e la mia voglia di cambiare la città. Avrei voluto un vostro blog a pagamento ma il budget limitato che mi sono imposto mi ha costretto a fare altre scelte. Il mio sito continuerà ad esistere e ad essere aggiornato e se voi vorrete sarò disposto a rimanere on line per raccontarvi cosa si fa in consiglio comunale.
Valdivara
17.5.2007 ore 00:07
Una cosa xò è certa, su internet centro destra batte centro sinistra 3-0! Pubblicità su tutti i siti locali, interventi, e assiduità nel seguire i blog, dove si degnan anche di rispondere; sarà che le devon provare tutte, xò dai, si impegnano.
kiroken
16.5.2007 ore 21:21
La libertà di espressione consente di sparare grossi (e impossibili) numeri sulle visite, non di dire la verità sulla realtà circostante (dovresti averlo imparato ormai XD). Cmq buone notizie: dalla concorrenza viene straelogiata la grafica del sito di Gatti...forse non hanno fatto caso a chi lo ha costruito (scusatemi, dubito fortemente nell'onestà intellettuale spezzina)! Elio
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