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L’altro San Giuseppe
Filippo Lubrano
17 Marzo 2007 ore 17:16, (Notizie: Editoriali)


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La Liguria che potevamo essere: a Cannes città e regioni fanno a gara per mettersi in vetrina al Mipim, l’evento immobiliare più importante al mondo. Qualche chilometro più in là si sta a guardare (e talvolta nemmeno quello).
Sono circa 20.000, e non fatichi poi molto a riconoscerli. Giacca-cravatta-gemelli-ventiquattrore, si scambiano biglietti da visita davanti allo stand dell’Heineken che offre bottiglie gratuite. Qualcuno ne approfitta oltremodo: lo ritroverai qualche ora dopo, caracollante in cerca di taxi e compagnia.
Siamo a Cannes, metà marzo 2007, in pieno svolgimento del Mipim, momento d’incontro di tutti gli operatori del settore immobiliare. E non solo.
La Côte d’Azur dà il meglio di sé: trovare un posto al Charlton o all’Hilton è più difficile che durante il Festival. Megayacht ancorati a Antibes e Saint Raphael ospitano party esclusivi, sulla spiaggia tendoni gonfiabili contengono miliardari o presunti tali. Ferrari parcheggiano in mezzo alla strada: il codice, si sa, non è uguale per tutti.
Ristoranti e negozi tengono aperto fino a tarda sera, nelle piazze c’è musica organizzata ed improvvisata. Anche qui si festeggia San Giuseppe, o Saint Joseph insomma, ma di porchettari sbraitanti se ne vedono pochi. Il punto di raccordo dev’essere un altro: al momento mi sfugge. Pazienza.
Hostess gentili ti porgono depliant e brochure: me ne capita in mano una sui progetti architettonici futuri. Gli studi provengono da tutto il mondo: ci sono porti britannici da rinnovare e World Trade Center da costruire, quartieri polacchi da riqualificare, stazioni madrilene da rivisitare, regioni moscovite che promettono miracoli agli investitori. Ai miei occhi, gli occhi di uno che pensa che le vele di piazza del Mercato siano belle al confronto del tubo del nuovo centro fieristico spezzino, non mi pare nulla di eccezionale. Cerco un progetto italiano. Non lo trovo.
Al Charlton Hotel c’è questa facciata con impalcature e pubblicità della vodka. Tutto questo d’affare, per promuovere una città russa che si candida per le Olimpiadi invernali del 2014. Quando dici la programmazione.
Questo Mipim, agli occhi di uno che non ci capisce niente, ma che prova ad intuire, è una vetrina immensa. Qui viene la gente coi soldi: qui si prova ad attirare quei soldi dalle proprie parti.
Mi chiedo se non ci sia qualche sorta di partenariato con i cugini italici. D’altronde, questa è la logica continuazione, orograficamente parlando, della nostra amata regione. Lo vedi quando sei sull’autostrada da Nizza a Cannes: ti guardi intorno e potresti essere a Busalla.
Chiedo in giro, nella speranza di trovare qualche indicazione per un bello stand con pesto e acciughe di Monterosso. Niente. “Italia? Oui, il y a l’Emilia Romagna, pas loin d’ici”. Ed è l’unica? “Oui, pour le moment”. Bene a sapersi. Non solo non siamo in grado di realizzare nulla di simile ad eventi come questi che mandano in tilt il traffico aeroportuale di metà del sud della Francia. Non siamo neanche in grado di parteciparci.
Rimbocco l’autostrada, ripenso a Busalla e a Roncoscrivia. Mi guardo intorno: stessa vegetazione, stesso litorale. Un rapporto col mare completamente diverso. E badate, qui non si tratta di fortuna, solo di buona volontà: se Gucci e Dolce & Gabbana non hanno scelto Camogli ma Mandelieu-La-Napoule per installare le loro boutique vetrina, non è certo perché abbiamo un gap naturale. Tutt’altro: è solo questione di votarsi ad una mentalità turistica, il che vuol dire poi una cosa sola. Voglia di lavorare. Perché qui i ristoratori quando leggono nel mio accento francese un’inflessione d’oltralpe mi vengono incontro con descrizioni complete di menù in perfetto accento genovese, mentre nella parte della Liguria a me più cara se arriva un inglese nell’80% dei casi gli si balbetta qualcosa in dialetto di Biassa. Sempre che il locale sia aperto.
La verità è che ogni città ha bisogno di un senso, ed al momento La Spezia non ha un senso turistico per nulla, facciamocene una ragione. Se qualcuno si ferma qui, è perché sbaglia strada per le Cinque Terre, o perché gli hotel di Lerici e Portovenere sono pieni. La storia, comunque, è fatta per essere scritta, e nulla vieta di sognare un futuro diverso da uno snodo logistico (che ha indubbiamente meno fascino, ma ad ogni modo la sua rilevanza).
Solo prendiamo coscienza dell’attualità, e ragioniamoci serenamente. Per non trovarci più a lamentarci, ogni giorno ed ad ogni ora, che il meglio che possiamo offrire a chi ci viene a visitare è il muro di container di Santo Stefano.
Filippo Lubrano
 
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Julia_Kendall
18.3.2007 ore 20:25
Parole sante. :) Speriamo che la mentalita' spezzina cambi con le generazioni future. Anche se a giudicare dall'eta' media dei candidati sindaci ci vorra' ancora parecchio tempo. Ciao Julia
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