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... e i giovani uscirono di sera..
Francesco Pelosi
20 Febbraio 2007 ore 21:56, (Notizie: Editoriali)


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Lo spettacolo di “Paolino, io doppio” conferma l’esistenza di tantissimi giovani spezzini pronti a muoversi in città: il Teatro Civico fa il tutto esaurito e Paolino offre la ricetta giusta per il successo, termomentro bollente per chi guida la cultura SP
"C’è il tempo per la carota e il tempo per il bastone”. Se questo detto è vero, allora l’organizzazione della serata di" Paolino, io Doppio” al Tratro Civico si merita un’insalata intera. Che sia stato il Comune, le Istituzioni Culturali della Spezia, l’Associazione Bluesin (vera anima della serata, insieme alle Istituzioni) o i vecchietti di Piazza Brin, poco conta: il dato rilevante di venerdì 16 febbraio è il tutto esaurito al Teatro Civico. 800 biglietti staccati (di più, non se ne potevano vendere per problemi di visuale) con una componente giovane assolutamente in maggioranza. Finalmente uno spettacolo per i giovani, fatto dai giovani. Un’idea azzeccata e brillante a cui hanno risposto tantissimi spezzini, tra cui moltissimi studenti delle superiori che la mattina dopo avranno avuto le consuete lezioni scolastiche. Splendido dipinto di una città che i giovani ce l’ha, ma evidentemente non riesce a portarli fuori.

Partiamo dallo show di Paolino per riflettere sulla città che siamo, senza orientare il naso a quel che sarà o potrebbe essere. La realtà dei fatti è che alla Spezia, come in ogni altra città, vi sono degli equilibri secolari difficili da cambiare. Ma se l’istat (o chi per lui) può darci il dato della percentuale anagrafica, con un’età media di circa 55 anni, il Livornese dello show "Io Doppio” può darci al volo una ricetta consolidata, valida ovunque, reale e pratica tutti i giorni: basta azzeccare lo spettacolo e quelli che sembrano dormienti, assenti, di sicuro in minoranza, si muovono. Perché diciamoci la verità: una città come Spezia godrà pure, un giorno, dei suoi musei e della sua cultura, ma prima ancora c’è bisogno di far uscire la gente, di fargli conoscere questo lavoro assiduo e giornaliero fatto sulla cultura. Spettacoli come quello di "Io Doppio”, dove di culturale c’è poco ma di giocoso tutto, consentono al pubblico di ammirare – se dovutamente esposta e messa in vetrina – la proposta culturale della città.

Gli ingredienti potrebbero esserci tutti: abbiamo un Festival del jazz che in Umbria è diventato un appuntamento fisso ed un prodotto anche "commerciale”. Abbiamo un Festival estivo che deve crescere e che può permettersi cose più coraggiose rispetto alla media. Abbiamo le piazze, la notte bianca e il pubblico dentro le case che come sappiamo esce di rado, manco fossero tutti vampiri allergici anche alla notte. Allora potremmo pensare di non svilire la cultura – dio ce ne scampi! – ma, magari, di bilanciarla con l’uscita di spettacoli davvero richiesti e attuali come quello dei Livornesi, coinvolgento tanta gente e convincendola implicitamente a vivere più spesso la città. Fatto il tutto esaurito, ovunque sia l’evento, vedrete che anche il resto, anche la cultura più sofisticata e i luoghi oggi più vuoti verranno ammirati e riempiti, in quel lavoro di fondo che si chiama coinvolgimento prima che condivisione, legando le persone prima alla città e solo dopo al marchio del programma.

Se "io Doppio” di venerdì sera ha fatto il pieno di studenti, davvero pensiamo ancora che non ci sia il modo di muovere da subito, da questo istante i giovani della città? Pensiamoci, pensateci. E chi ha in mano la bussola dell’offerta culturale, rifletta su quali siano davvero gli artisti da chiamare per primi; perché a ben vedere, prima ancora di legare la gente ad un marchio, devi legare la gente alla vita sociale. Per farlo allora (Paolino docet) hai bisogno di muovere le masse con quegli spettacoli che realmente interessano la parte che con i musei ancora non ci va a nozze, fossero anche show un po’ infantili, tanto "commerciali”, ma di sicuro molto richiesti. Quegli spettacoli muovono la città e se quest’ultima lo capisce, fare "il botto” sarà un gioco… fatto dai ragazzi.

Leggi l'intervista a Paolo Ruffini, esclusiva SPM!
Francesco Pelosi
 
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