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New York Times, Press “Off”
Francesco Pelosi
8 Febbraio 2007 ore 23:27, (Notizie: Editoriali)


Attenzione: notizia della testata giornalistica "Spezialmente", attiva dal 7.4.06 all'11.4.08


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"Non so davvero se stamperemo ancora il Times tra cinque anni, e, se vuole proprio saperlo, non me ne importa nulla. Internet è un posto meraviglioso e noi lì siamo leader". Parole di Arthur Sulzberger, editore del News York Times.
"Per dio, noi lo ripetiamo ogni giorno a tutti, scettici compresi…”. Colto da autentica isteria giornalistica mi viene difficile non scrivere dell’intervista di Sulzberger e di come noi internauti siamo parte della rivoluzione del 21° secolo. Da quando è nata, la rete conquista traguardi ogni giorno più grandi. Prima pochi ne parlavano, ora lo fanno in molti. Prima pochi lo utilizzavano, ora lo fanno in tanti. Prima pochissimi comunicavano via internet, ora lo fanno tutti. Giornali, radio, tv ed ogni sorta di emittente compresi; in seno alla rete nascono strumenti che non esistevano, gli utenti sono diventati parte integrante delle "copertine”, beatificati dai portali che ne fanno l’emblama della loro forza. Affascinante, increbile, bellissimo e finalmente reale. Oggi più di ieri, perché seppur le parole di Arthur Sulzberger rimangano semplici allusioni - e tra le parole e i fatti spesso ci corre un oceano – le intenzioni dell’editore appaiono chiare. Il futuro è lì, a portata di click. Sulzberger l’hai intuito, per questo ha creato in tempo la sua versione on-line, l’ha resa fruibile, ha ricreato l’appeal e la qualità del giornale cartaceo nel mondo della fibra ottica e oggi, a pochi anni dall’intuizione, può già annunciare che smetterà di stampare. Solo on-line, con buona pace di chi non ama internet.



"La fine del viaggio intrapreso dal nytimes" dice Sulzberger, seconda giovinezza, pergiunta salvatrice, dico io. I conti del giornalissimo americano non sono dei migliori – l’editore non ne fa un segreto – e internet abbatte, sradica, svilisce all’osso i costi, dando quel taglio al bilancio delle spese che rimette in pista le quotazioni. D'altronde anche sulla carta hanno il loro bel da fare, con i giornali free press che galoppano su cavalli più veloci e stabiliscono l’ unica ripresa dell’inchiostro del 2000.



Ma non lasciamoci ingannare: tutto su internet vorrà dire tutto gratis? Niente affatto. Ecco il rovescio della medaglia: la maggior parte dei giornali on-line hanno già la duplice versione, una parte free ed una a pagamento. Come rileva l’ European journalism Oservatory (www.ejo.ch) rimane ancora vincente la formula mista, ma la tendenza è orientata verso l’ abbonamento indiscriminato. Dunque su internet, a casa tua, ma a pagamento? Purtroppo Sì. Per chi vede - e vive - internet nella sua essenza, è un accostamento stridente. Anche se le inserzioni pubblicitarie stanno portando alle case editrici i primi veri frutti (Italia compresa) come dimostrano i bilanci web 2006 delle testate nazionali, il pagamento di un canone e/o abbonamento sta diventando una regola generale. Il motivo? Lo troviamo nelle stesse parole di Sulzberger: "Ci sono milioni di blogger là fuori e se il Times si dimentica chi e cos'è, perderà la guerra, e a ragione. Noi siamo i 'curatori' delle notizie: la gente non clicca sul New York Times per leggere i blog. Cerca piuttosto notizie attendibili che siano state verificate”. Togliete "New York Times” e sostituitelo con il nome di qualsiasi altro giornale, avrete trovato la risposta al quesito.



La vena della tradizione dunque non demorde. Se io ero il Times, devo rimanerlo anche su internet. Legittimo. Ma perché non farlo con l’innovazione tecnologica continua, con la qualità delle notizie, con la leadership di utenti registrati e visite? Non si sa. A tutti gli editori questo mondo internet spaventa, più ancora i contenuti gratuiti che gli fanno una concorrenza costante e sfrenata. Per diversificarsi, allora, si tengono il buon vecchio gettone del lettore, anche se virtuale. Può stare bene a tutti i navigatori, purchè non imbocchino questa strada anche le fonti d' informazione complementare. Alla frase d’apertura, infatti, c’è da aggiungere "…che internet è il futuro, dove trovi tutte le informazioni che vuoi, gratis!”.

Ma vi immaginate se Beppe Grillo mettesse i contenuti del proprio blog a pagamento? Per usare una metafora, fare informazione su internet solo a pagamento sarebbe come disboscare le riserve verdi: una volta rasate quelle (le fonti d’informazione gratuita), non vi sarà più ossigeno per coloro che abitano la rete.



Per approfondire: "il web ucciderà i giornali?"
Francesco Pelosi
 
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