Spezialmente.it
 
Scioperi e frammentazione: il giornalismo si domanda chi è
Filippo Lubrano
22 Dicembre 2006 ore 18:08, (Notizie: Editoriali)


Attenzione: notizia della testata giornalistica "Spezialmente", attiva dal 7.4.06 all'11.4.08


  • -
  • +
  • commenta  condivisi su:    http://www.wikio.fr  
(Non sono mai stato portato per gli auguri). Posizione personale di Filippo Lubrano.
Iniziamo con una dovuta precisazione: la carta stampata, malato terminale dato per spacciato già intorno al 2002, è ancora viva e vegeta. E se la passa benissimo anche senza respiratori artificiali: l’eutanasia qui la cantano i profeti da due soldi, quelli che dal cancello della storia passeranno a capo chino.

Il giornalismo vive di sfide e dicotomie, da gonfiare e ingigantire: l’ultima moda era mettere Internet contro il vecchio giornale, quello delle rotative di Welles, per intenderci stereotipando. Era successo anche con la tivù: ma non mi pare che la gente abbia smesso di leggere il Corriere perché è arrivato il Tg1.

Il problema è che laddove i virtuosi vedono opportunità, i pavidi vedono minacce: succede con la Cina (da cui i dazi), e succede con la grande Rete. La caccia alle streghe è grossa, e puzza di maccartismo. Abbiamo scoperto il bullismo grazie a Youtube, ma gli sforzi non si concentrano sul sistema scolastico che si sta sfasciando: no, sul rogo l’eretico da bruciare è chi racconta la verità.

E’ un sistema collaudato: la libertà d’opinione in Italia è solo formale, e Spezia, sebbene contempli una guerra tra eserciti di straccioni, non fa eccezione. Più facile allora mettere la museruola a chi denuncia, a chi si rifiuta di nascondere la polvere sotto il tappeto, che agire sulle cause.

Internet, dicevamo, ha aperto nuovi canali: più diretti, più "on demand”. Via il broadcast dove è l’offerta a far scaturire la domanda, eccoti pronto il sistema inverso. Diresti che è la vittoria del capitalismo, ma in realtà la strada conduce dritti dritti nella bocca di Marx: i mezzi di produzione finiscono finalmente in mano al nuovo proletariato, e a fare la differenza sono solo le idee, il culo e l’impegno. Nascono così le storie di successo della rete, e anche i piccoli Spezialmente.

Per chi l’ha saputa far fruttare, la gallina-Internet ha portato uova d’oro: il Times guadagna più dagli introiti pubblicitari online che dalle vendite dei giornali; ma anche, per rimanere in contesto italico, Repubblica ha nel suo sito il miglior veicolo di promozione che le sia mai capitato per le mani. Si tratta solo di saper diversificare i contenuti, e rimettersi in gioco. Certo, chi pretende di fare informazione come 10 anni fa, è già morto. O se non lo è, lo sarà a breve (pronostico anch’io: al massimo sarò un nome in più all’elenco dei farneticanti).

In tutto questo trambusto, nell’era dell’informazione si infila la recente querelle nostrana degli scioperi a catena. Che, mi permetto di giudicare dal basso della mia ignoranza e della mia ormai proverbiale mancanza di "esperienza redazionale”, non faranno altro che ritorcersi contro alla classe dei giornalisti, in quanto tale. Classe che ha un gran bisogno di svecchiarsi e di aggiornarsi, ma soprattutto di immergersi in un bagno d’umiltà a cui ormai è disabituata.

Provo a chiarire con un esempio: l’utente che arriva sul sito di Repubblica, o del Corriere, e vede l’home page uguale da due giorni, andrà altrove a cercare di che placare la sua sete d’informazione (sete che abbiamo contribuito proprio noi "giornalisti del web” a far diventare cronica). Scoprirà che ci sono blog tecnici, in cui ognuno parla solo di quello che sa, e lo fa autonomamente e senza filtri. Troverà nuove fonti d’informazione, si appassionerà a discussioni su aree tematiche d’interesse a lui care. In altre parole: emigrerà. E non è detto che il biglietto sia comprensivo del ritorno: probabile anzi che quel lettore si disaffezioni dall’informazione comunemente intesa, e che vada a prendersi le notizie che gli servono direttamente alla fonte, diventando giornalista di se stesso.

Già, giornalisti di se stessi: nell’era dell’informazione e della blogosfera, ognuno può passare dall’altro lato del microfono con un solo colpo di click. Click, e da fruitore si diventa promotore. Click, e da lettore si diventa giornalista. Con buonapace di chi detiene il patentino, e ha sudato sette camicie per guadagnarselo. Click: e la leva del controllo ti sfugge di mano.

Non ci credete? Comprate il "Time": nell’ultima copertina dell’anno, quella da sempre adibita al personaggio più rappresentativo dell’annata, troverete una sorpresa. Una sorta di specchio rudimentale dentro un monitor; sopra tre lettere come titolo: "You”. Si può spiegare più facilmente di così il web 2.0?

Il processo, è chiaro, è irreversibile. Panacee non se ne vedono, ma un appiglio per salvarsi ancora c’è.

Nell’era dell’informazione accessibile a tutti, vince chi sa organizzare i contenuti, selezionandoli e offrendoli in maniera critica e consapevole.

Tradotto in soldoni, basta comunicati stampa, stop con aggiornamenti arruffati per arrivare prima: il trucco, nella società dell’ipervelocità, è fermarsi a ragionare. I nuovi verbi sono approfondire, levigare, scavare (non sempre in sostanze organiche piacevoli); gli strumenti il labor limae e un pennello con le setole sottili per tratteggiare: questo è il lavoro che paga, alla fine, e tramuta lettori di passaggio, pronti a lasciarti al prossimo cambio di vento, in utenti affezionati e partecipi.

E pensare che c’è ancora chi conta i visitatori: uno, due, tre, cento, mille, diecimila. L’afflusso come notizia da sbattere in copertina, come se il Corriere della Sera una volta alla settimana rubasse spazio agli eventi per raccontarci di quante copie vende in Carolina e nel Messico: un po’ sterile ed autoreferenziale, no? Come se le visite fossero monetizzabili, come se a contare non fosse la capacità di fare aggregazione, di fare "social network”. Google ha comprato Youtube per 1,6 mld di dollari, Murdoch MySpace per mezzo miliardo. La base d’asta del prezzo? Le visite, direte voi.



(perché l’uomo ha questa necessità di misurare le cose, per illudersi di controllarle: il bombardamento inizia da bambini: "Quanto bene vuoi a mamma? E a papà?”).



Ed invece no. Gli utenti registrati, quelli profilati o profilabili. Meglio ancora se attivi, per la precisione. Si parla di una cifra intorno ai 20/30 dollari per ciascuna di queste pietre preziose. Contano i nickname, più che i click: cominciamo a ragionare con i parametri giusti. Sbagliare metrica, mi hanno insegnato pedissequamente all’Università, vuol dire sbagliare tutto.

Chi vi scrive non si considera prima editore, poi giornalista. Al contrario. Chi vi scrive però scrive anche in questi giorni di sciopero, rispettando le decisioni di chi non la pensa come lui, come aveva già fatto precedentemente.

Sono giorni difficili per il giornalismo, a prescindere da lotte sindacali e da antipatie editoriali: qui si parla di sopravvivenza di una classe, e badate che Internet ne ha già fatte sparire molte. "Strike is not the answer” è lo slogan con cui si potrebbe sintetizzare il mio parere personale, ma forse sono solo un profeta da due soldi. Perciò, all’interno della nostra redazione, ognuno è libero di fare ciò che crede: sia chi giornalista lo è già, o chi ha intenzione di diventarlo.

Coraggio e voglia di reinventarsi ogni giorno, rimettendosi in gioco. Le regole per stare in piedi nella società del precariato sono al limite del fisico: c’è chi vedrà il giochino stimolante, chi angoscioso. Ma tanto, le pedine del Monopoli attorno continuano a girare, costruire alberghi e recuperare soldi dal "Via”, per quanto il meccanismo – ne siamo ben consapevoli - sia meschino, e raramente meritocratico. "Alea iacta est”: abbiamo scelta? Tanto vale mettersi in coda anche noi.
Filippo Lubrano
 
Vota l'articolo
Per votare l'articolo è necessario esser registrati alla community.
Informazioni sull'articolo: 2209 letture
Commenta
Attenzione!
  • Sun-TIMES s.r.l. declina ogni responsabilità circa il contenuto dei commenti degli utenti della community relativamente agli articoli della redazione giornalistica di Spezialmente.it. L'autore dei commenti si assume interamente la responsabilità penale e civile di ciò che scrive.
caratteri rimasti
Per commentare l'articolo è necessario esser registrati alla community.
Pubblicità
Spezialmente.it, testata giornalistica on-line iscritta al Registro Stampe del Tribunale della La Spezia n. 6/08 in data 24/12/2008.
Proprietario: Sun-TIMES S.r.l. - Editore: Ass. Culturale Spezialmente.it, - Direttore Responsabile: Francesco Pelosi. Redazione: redazione@spezialmente.it