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Dove va l’informazione online?
Filippo Lubrano
29 Ottobre 2006 ore 15:19, (Notizie: Editoriali)


Attenzione: notizia della testata giornalistica "Spezialmente", attiva dal 7.4.06 all'11.4.08


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Dopo il terremoto, Spezialmente riparte (anche se non si era mai fermato). Consapevole che.
"A farsi fottere”, ti verrebbe da dire per commentare gli accadimenti più recenti qui intorno.

Invece, vogliamo guardare oltre, e trovare dei motivi per sorridere ugualmente. Magari con un lifting facciale, perché "felicità” è l’idillio cantato dai Romina e Albano (prima che arrivasse la Lecciso, s’intende), e con i tempi che passano oggi da queste parti le sensazioni sono ben altre.

Ma ragioniamo.

Tutti parlano dell’informazione online come del futuro, della carta stampata che scomparirà e di Google come l’unica fonte possibile. La realtà, è ben altra cosa, almeno a Spezia. La verità è che nella nostra città solo il 12% delle persone si collega regolarmente ad Internet, e che molti non sanno neanche come fare ad accendere un modem, o come si scarica un file. C’è confusione poi sul concetto stesso di informazione. Internet dà a tutti i mezzi di produzione in mano: per fare informazione, basta mettere su un blog preconfezionato e scrivere, ed eccoti lì, pronto a diventare freelance di te stesso. Poche sono le testate regolarmente registrate ai tribunali, le altre semplicemente collezionano, sfornano e buttano lì, sulla pubblica piazza, esponendo allora al pubblico ludibrio, talvolta senza verificare, talvolta approfondendo.

L’informazione passa nei meati, svicola, non riesci a starle dietro; se ti cerchi su Google ti vengono fuori risultati di te quando avevi 5 anni, informazioni che vorresti cancellare, ed invece tutto è memorizzato, stoccato nei giganteschi database, tutto, anche le fonti non autorizzate.

Blog e forum acquisiscono pari dignità ontologica dei siti canonici: la gente si fa un’idea tanto lì quanto sulla versione online del New York Times delle cose che accadono. La controinformazione diventa informazione tout-court, chiusa lì (e non sempre è un bene).

Con buona pace del giornalista per come lo conoscevamo: lui, che con una gavetta pluriennale e sforzi disumani (perché è uno sporco mestiere, ma qualcuno deve pur farlo) pensava di essere giunto all’auctoritas, e si immaginava – lui solo – veicolo unico di tutte le informazioni possibili, si è visto superare, oltrepassare. Internet è il bene, ma anche il male: fa chiudere i negozi di musica, anche i migliori, fa perdere posti di lavoro; ne inventa altri. Chi ha la lungimiranza di capire che il vento sta cambiando, cambia anch’esso. Altrimenti, si intestardisce ad irretire su schemi stantii il nuovo che avanza. E’ un’operazione che fa un po’ pena, vista da fuori, ma è fisiologica, e ci si casca un po’ tutti, in fondo.

Ad ogni modo, questa pienezza di contenuti, in realtà, è solo apparente: un recente studio del "New Zealand Listener” ci informa che già nel 2001 il 68% delle informazioni comparse online provenissero da dispacci d’agenzia. Questa percentuale è salita all’85% nel 2006: roba da far venire i brividi. Le fonti, ci pare dire questo sondaggio, sono univoche, e l’informazione non è che un passaparola, un copia-incolla fine a se stesso, privo di ogni qualità.

Quello che può far alzare il livello dell’informazione (o farlo terribilmente degradare) è il barometro-utente: dando a questa variabile impazzita la possibilità di interagire si può ottenere davvero il valore aggiunto ad una piattezza che livella, sì, ma verso il basso. O si può cadere nella più insulsa beceraggine. Questione di punti di vista, e di attitudini personali.

E’ l’utente, comunque, il patrimonio da valorizzare: e sono gli utenti che possono innalzarsi senza il minimo sforzo (semplicemente: partecipando) a ruolo di portatori di informazione. Il problema, qui, è che il web 2.0 è collaborativo solo a livello puramente teorico: studi dimostrano che il 50% dei contenuti di Wikipedia proviene dallo 0,7% degli utenti, il 72% dall’1,7%. Anche qui, roba da far cadere tutta l’impalcatura di congetture di entusiasti ed ottimisti. Ma è proprio questa minoranza, allora, che può diventare immensamente influente, opinion leader, trainante.

A chi riesce ad emergere dalla mediocrità per doti di coerenza, costanza ed intelligenza, si aprono le porte della "celebrità”: non è certo solo una coincidenza che il caso letterario del momento in Italia sia tal "Pulsatilla”, ovvero l’autrice di uno dei blog più letti della Blogosfera. Sembrerebbe la vittoria della più schietta meritocrazia, no? Capisco che possa sconvolgere.

Tanto che Google ha dovuto piegare il capo al regime cinese, censurando nella versione in pinyin qualsiasi sito che faccia riferimento a Falun Gong o ai fatti di piazza Tienanmen. Ma, per restare su cose a noi più vicine, basti pensare alle richieste (talvolta non proprio educate) quotidiane che riceviamo di levare discussioni dal nostro forum (che – non finiremo mai di sottolinearlo - non ha alcun rapporto con la nostra testata, se non per la "sfortuna” di coabitare nella stessa piattaforma, ma ben distinta), cosa che così tanto infastidisce (giustamente) la nostra community, ma che la accomuna – ahinoi – a tante altre.

Eppure, la nostra idea iniziale non è sostanzialmente mutata: ci ostiniamo a credere che il nostro modello di "informazione partecipata” sia quello vincente, anche se ad oggi siamo senza un direttore responsabile, e abbiamo capito che dire la verità, sempre, non si può.

A chi avrà voglia di starci a sentire, la racconteremo un po’ per volta, distillata in capsule da dilazionare e nascondere sotto la lingua. Giacché il tempo cancella tutto, e alla fine non rimangono che i sentimenti, più che la memoria, a guidare le azioni.

Filippo Lubrano
 
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kiroken
31.10.2006 ore 18:41
"Per aspera ad astra": i successi nascono dalle difficoltà.
colpoditosse
31.10.2006 ore 17:38
Certo. Aveste continuato ad essere i bravi ragazzi che fanno il giornalino, pardon, il sitino di quartiere con le ricette delle torte della nonna e le foto dei compleanni avreste avuto vita più facile. In un paese di ciechi un orbo è re, cerchiamo di non farci accecare...... Saluti
Transalpin
29.10.2006 ore 16:06
Il faut du courage pour rester jeune -et rester- à La Spezia. On a beau dire du voile des femmes musulmanes, il vaudrait mieux parler des oeillères qui font fureur dans le golfe des poètes.
BIPOBIPO
29.10.2006 ore 16:01
filu,consentimi la citazione, non ti curar di loro, ma passa e va. Non mollare/te, sei/siete bravi. Avete l'età dalla Vs parte ( alla faccia del sindaco, del comitato palio, etc..), prima o poi saranno costretti a passare la mano e a quel punto se non ci sarete Voi a raccogliere l'opportunità, ci sarà qualcuno di allineato, e allora si non cambierà.lo so è dura, ci sarrano compromessi (o no ?!). No so la Vs collocazione, e non la voglio saper Hasta la vittoria siempre PS:Ci vediamo oggi al Pal
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