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Spezia, che città sei? il caso Dialma e la sua realtà d’oggi
Francesco Pelosi
18 Ottobre 2006 ore 23:05, (Notizie: Editoriali)


Attenzione: notizia della testata giornalistica "Spezialmente", attiva dal 7.4.06 all'11.4.08


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La domanda perentoria dell’ultima settimana trova risposta nei casi concreti. L’argomento Dialma e il sospetto spezzino, le aperture in città e le occasioni da cogliere per tutte le associazioni.
Spezia, che città sei? In questi giorni numerosi siti internet d’informazione locale pongono questa domanda perentoria, dalla portata semantica infinita e dalla risposta tanto ampia da poter essere impacchettata in un vuoto. Che sia poi un vuoto-vuoto o un vuoto-pieno, non possiamo ancora saperlo. Di sicuro, la città di oggi si interroga sulla vocazione, sull’ego (o sul super es?) del golfo dei poeti e dei suoi abitanti.



Per rispondere ad una domanda tanto intimidatoria, mi sono proposto di scandagliare un ambito ben preciso, traendone le conclusioni generali. Scelgo un settore a me molto caro, florido e fiorente come non mai alla Spezia, tanto verde quanto grigio in alcune sue sfaccettature: il mondo dell’associazionismo. Alla Spezia, per chi non lo sapesse, esistono oltre 200 associazioni diverse. Morte, vive, comatose o pensionate. Ma esistenti. Da mesi, come rappresentante dell’Associazione Culturale Spezialmente.it, partecipo al forum delle associazioni giovanili che ha l’ambizione di diventare grande pronunciandosi sui temi culturali della città, usurandosi a volte nelle discussioni, ma al contempo crescendo ogni giorno di più proprio grazie a questi confronti. E’ un’avventura stimolante, perchè mette in condivisione esperienze tanto diverse quanto fatalmente conciliabili dal cemento stesso del forum, che è un cuore palpitante nutrito da un intenso sangue democratico. Tra tutte queste discussioni, è sorto spesso il problema dell’identità delle associazioni, del contenitore e dei servizi che la città gli offre per dar sfogo alle loro istanze artistico culturali. Un tema che ha toccato spesso punte altissime, ed altre volte pavimenti immondi. Ma da tutte quelle discussioni, oggi, dopo aver posto ai giusti interlocutori le domande esatte, ho capito che il crogiolarsi in problemi spesso piccoli, spesso enormi, a volte consistenti in bolle di sapone, sono tutti riconducibili ad una "pigrizia”, diciamo così, tipica dello spezzino.

La pigrizia del non chiedere, e dunque criticare al bar. La riprova è presto detta: lotte, scontri, discorsi e disordini sul luogo della Dialma Ruggiero, su chi vi lavora oggi, sugli orari e sui privilegi fruibili da alcuni ed esclusi ad altri, per poi scoprire che anche questa, sì anche questa situazione è soltanto una bolla di sapone lanciata dal soffio di un gaudio bambino dei giardini.

Il Centro Giovanile Dialma Ruggiero, che da luglio è passato sotto la gestione dell’Istituzione Culturale della città, è in realtà un luogo aperto, un ambiente dove chi ha fino ad oggi lavorato può usufruire di convenzioni speciali al pari di TUTTE, dico TUTTE, le altre associazioni spezzine. Tutti sullo stesso piano, tutti allo stesso livello. E allora, per coloro che leggono e fanno parte di associazioni spezzine incapaci di dar libero sfogo alle proprie attività culturali per mancanza di spazi e fondi, dico di alzare il tono della sveglia e correre a bussare alle porte dovute, per richiedere la propria fetta del contenitore. La legge è uguale per tutti, scrivono nei tribunali. Beh, tale frase vale anche per il Centro giovanile Dialma Ruggiero e presumibilmente anche per tutti gli altri spazi pubblici della città: chiedete dunque delucidazioni e con una semplice domanda in carta bollata, quello che sino ad oggi rappresentava un sogno sarà la vostra quotidianità nel domani.



Il caso citato risponde all’incipit dell’articolo se letto dalla giusta angolatura, perché non abbiamo bisogno di altri ingredienti per rispondere con un piatto di prima classe all’istanza d’apertura.

Spezia è una città dormiente perché spesso non viene fatta la giusta domanda. Ma è una città viva, dove vi sono molti luoghi un tempo aperti che si sono poi rabbuiati per le caratteristiche intrinseche dei suoi abitanti. Ma quelle porte chiuse si riapriranno se sapremo spostare il parmacotto di turno dai nostri occhi, perché la città a domanda risponde. Magari non egregiamente, non in maniera sfavillante e sbrillucicante, ma questo è tutto un’altro discorso.



Se poi queste domande saranno respinte, allora sì che la critica sarà costruttiva, dura e serrata, rappresentando un trampolino di lancio per una vera lotta appassionata, munita di prove ed argomenti.
Francesco Pelosi
 
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