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Miasmi Razzisti
Francesco Pelosi
1 Ottobre 2006 ore 15:32, (Notizie: Editoriali)


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Reti per dividere tifoserie, container per condurli alle stazioni, muri per dividere le comunità extracomunitarie. Allarme rosso per un 21° secolo all’insegna dell’irrazionalità, paurosamente vicina anche alla Spezia.
Chissà quando atterreremo nell’ aurea età della ragione. Chissà quando riusciremo a risolvere i problemi, e non ad isolarli. Siamo stati bravi a sorvolare il mondo della concertazione misurata, il pianeta della democrazia trionfante e priva di violenza, ma non siamo riusciti ancora a piantarvi la nostra bandiera.



L’incipit melodrammatico scaturisce dall’amarezza per ciò che succede oggi, intorno a noi: reti per contenere i tifosi allo stadio, container e strutture create (e pagate) appositamente per incanalare le tifoserie verso le stazioni, scorribande di cricche a mo’ di film gangster degl’anni sessanta alla caccia del "nemico” di turno (non conta da quale città provenga) e ancor più grave e pericoloso, muri per arginare intere comunità, ovviamente di extracomunitari. E’questo il mondo moderno? Si.



Le reti, i container, le scorribande, sono storie di ieri alla Spezia e che si ripetono costantemente "ogni maledetta domenica”, come intitola il film di Oliver Stone. Dejavu di una natura animale che ci appartiene, e che non sappiamo ancora domare.

Il muro, invece, lo vediamo eretto a qualche ora di auto da noi, a Padova. Un muro, un enorme argine di contenimento per il fiume della droga e dello spaccio. Una motivazione "legittima” per giustificare la sua creazione, per coloro che hanno detto sì al provvedimento. Una semplice scusa da dare in pasto all’opinione pubblica per giustificare un razzismo rinascente, agl’occhi dei più. Perché non serve essere di destra, di sinistra, di centro o di niente per capire che isolare una comunità all’interno di un territorio delimitato da muri, è sbagliato. Non si può dunque definire in modo diverso un provvedimento del genere: questo è razzismo. Il fatto che queste comunità viva di spaccio, furti e quant’altro, rappresenta IL problema da risolvere a cui la ragione di un popolo uscito da gravissime forme di ingiusta lotta razzista, dovrebbe rispondere con rinnovata classe e maturità. Invece, il sindaco di turno ha "convinto” tutti a prendere questo provvedimento scandaloso e a qualche mese di distanza dalla maestosa creazione, ne inizia a pagare le più amare conseguenze. Non ultima la manifestazione indetta per Sabato 30 dagli stessi DS (partito del sindaco) insieme a Rifondazione e alla Cgil, rimandata solo per lo sciopero dei giornalisti, come scritto su Il giornale. No media, no party, viene da pensare, tanto per rimanere nell’ambito degli interessi obliqui che connotano ogni azione politica Italiana. Prima di loro ci hanno pensato i no-global insieme ai verdi ed altri gruppi indipendenti, che hanno dato un segnale forte di disapprovazione con manifestazioni simili a rivolte popolari condite da fumogeni, sassi e manganelli, a cui hanno partecipato circa 500 giovani, come si legge su Repubblica. Una manifestazione-scontro, visto il necessario intervento di poliziotti in tenuta da battaglia, che anche questa volta mette in risalto la natura violenta del nostro essere. Quantomeno è servito a qualcosa, già che il Sindaco Zanonato ha deciso di abbattere il muro della vergogna.



Viene però da domandarsi come oggi sia stato possibile una costruzione del genere. Dobbiamo chiederci se è stato un enorme sbaglio di valutazione in una città priva di lungimiranti dirigenti, oppure se non è il caso di temere in futuro altri provvedimenti del genere. Magari anche alla Spezia, dove gli immigrati crescono costantemente e dove sono già rintracciabili sintomatiche situazioni di mancata integrazione sociale. Come possiamo leggere dalle statistiche, sempre meno spezzini abitano nel quartiere Umbertino. Piazza Brin non vede più sulle sue panchine dolci nonnini addormentarsi sul bastone mentre i nipoti giocano con la bicicletta a rotelle appena comprata. Piazza Saint Bon, Piazza Garibaldi, Via Napoli si stanno trasformando in quartieri esclusivamente extracomunitari.



Una situazione del genere è da denunciare, e soprattutto da combattere subito. Il cuore di un futuro roseo è l’integrazione, l’inserimento in tempi brevi di tutti i nuovi arrivati - senza distinzioni - all’interno del circuito socio-culturale della città, assoggettandoli alle nostre leggi in maniera ferrea. Chi sbaglia paga, da che mondo e mondo. E allora facciamo pagare coloro che sbagliano, non tutta la comunità a cui appartengono, perché non siamo l’america arrivista, dove ogni volenteroso si può fare da se (ammesso che funzioni ancora così), ma neanche un paese chiuso e povero di opportunità: il domani è multicolore, e l’uguaglianza deve essere il motore di ogni politica sociale adeguata. Altrimenti incapperemo in provvedimenti assurdi come il Muro di Padova: d'altronde, se siamo costretti ad instradare le tifoserie di calcio che si scontrano per non si sa quali motivi, è legittimo pensare che un giorno cercheremo di isolare comunità che vivono e vedono la vita, oggi, in maniera spesso diametralmente opposta alla nostra.
Francesco Pelosi
 
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