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Dalla Spezia al Mondo sulle tracce del jazz - L'inizio della storia
Elena Voltolini
2 Novembre 2010 ore 22:04, (Notizie: Cultura & Spettacolo)
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Ecco come il sogno di Matteo Cidale e Leonardo Corradi ha cominciato a diventare realtà. Italo Leali, direttore del Tuscia, colui che li ha scoperti e aiutati a crescere ci racconta come tutto è iniziato, ma anche quali sono i prossimi progetti.
Di Matteo Cidale e Leonardo Corradi abbiamo parlato tante volte, per raccontarne progetti e successi, ma li abbiamo sempre guardati e conosciuti da una prospettiva: la nostra e quella del pubblico, di quello spezzino in particolare.
Ora vogliamo fare un passo indietro, alle primissime note suonate dai nostri due musicisti sui palcoscenici che contano, e vogliamo guardare tutto da un'altro punto di vista, più autorevole, critico e competente. A svelarci l'inizio della favola di Leonardo e Matteo e farci ripercorrere le tappe che hanno portato il loro sogno a diventare realtà non può che essere Italo Leali, direttore del Tuscia in Jazz Festival, ovvero colui che ha colto in loro, per primo, il vero talento e non solo, anche quel "quid", quel qualcosa in più che avrebbe potuto effettivamente farli distinguere dai tanti bravi musicisti del panorama italiano ed internazionale.

Partiamo dall'inizio della storia: c'erano una volta due spezzini che, sin da piccolissimi, si sono innamorati del jazz e si sono presto resi conto che ascoltarlo non era sufficiente; loro volevano farlo, il jazz, allora hanno imparato a suonare e sono diventati, giorno dopo giorno, sempre più bravi sino ad arrivare a esibirsi nei bar e nei locali della loro città con crescente successo. Poi un giorno....ci racconti come continua la storia, qual è l'episodio che porta alla svolta?
Nel 2009 Leonardo e Matteo si sono iscritti al seminario del Tuscia in Jazz Festival e al premio Jimmy Woode Award. Tra i tanti giovani presenti, mi hanno colpito subito, per il loro talento, ma anche per la loro voglia di imparare. Erano timidi, un po’ impacciati, ma bastavano i loro occhi a raccontare quello che avevano dentro: erano occhi pieni di emozione. Li ho voluti mettere subito alla prova, facendoli suonare nel ristorante dove cenavano le star del festival e loro hanno "sconvolto" tutti: tutti sono rimasti colpiti dal modo di suonare così naturale di quei due giovani "apparsi dal nulla".

Proprio dopo il successo riscosso al Tuscia, quando ho chiesto a Leonardo e Matteo di auto-descriversi con qualche aggettivo mi hanno risposto in modo magari ermetico, ma sicuramente inequivocabile: "Semplicemente jazz". Sei d'accordo con questa definizione? e ora che è passato un anno e di strada ne hanno fatta tanta, con te spesso ad indicare loro la via. con quali aggettivi li descriveresti?
D'accordissimo. Matteo è un batterista straordinario per la sua età. Ha un modo di suonare che ricorda un batterista degli anni 50 e ha un piatto incredibile. Leonardo è unico.

A proposito di Leonardo, in una intervista hai dichiarato: "Leonardo Corradi è il miglior talento che mi sia mai capitato di incontrare": detta da te, che ne hai conosciuti e scoperti tanti è un’affermazione molto forte? che cosa ha in più degli altri Leonardo?
Si, ribadisco, e ogni giorno che passa ne sono sempre più convinto. Leonardo è diverso da tutti i giovani musicisti che ho avuto la fortuna di conoscere e lanciare. Suona con una naturalezza che solo i grandi hanno, è capace di fare cose incredibili come se fossero la cosa più semplice del mondo. La sua più grande dote, però, resta l'umiltà e la maturità di conservarla, anche dopo i successi ottenuti. Come ha detto Rosario Giuliani (cfr. grande sassofonista jazz) "di Leonardo Corradi ne nasce uno ogni cento anni".

Continuando sulla scia delle citazioni, Gianni Cazzola ha definito Leonardo e Matteo: "giovani e già pieni di swing", una definizione che ha colpito tantissimo Matteo, visto che è venuta da uno dei più grandi batteristi jazz italiani. Ma qualche difetto lo avranno anche loro, c'è qualcosa che ti piace poco in loro, qualcosa in cui devono migliorare, vista anche la giovanissima età?
Nell'ultimo anno sono entrambi cresciuti tantissimo. Matteo, ad esempio, con il gruppo Funk It Up, dove suona con Karl Potter e Aldo Bassi, sta apprendendo un linguaggio più funk e sta crescendo di serata in serata. È questo il punto: non fermarsi, continuare ad apprendere dai grandi, continuare a crescere. Difetti particolari non ne hanno, a loro manca solo l'esperienza.... ma a vent'anni come potrebbero averla?


A questo proposito, per crescere, li vedi meglio insieme o ciascuno a seguire una propria strada?
Credo che entrambi per maturare abbiano bisogno di esperienze diverse e di collaborare con grandi musicisti.

Però questo non esclude che le loro strade, almeno per certi tratti, possano incrociarsi, intersecarsi e proseguire fianco a fianco…
Certamente sì.

Il che è, in fondo, quello che Matteo e Leonardo hanno fatto dal Tuscia 2009 in poi. Proprio lì, al Tuscia, sono tornati questo settembre e su quel palco, che un anno fa li ha lanciati sono saliti, ma "divisi" e con ruoli diversi....
Si Matteo ha partecipato nuovamente al Premio, anche su mia spinta, con un progetto classico, il quintetto, che secondo me è l'espressione massima del jazz e i risultati sono stati eccellenti. La vittoria al Jimmy Woode Award non è cosa da poco. Ovviamente i meriti vanno divisi con gli splendidi musicisti che hanno suonato con lui: Picchioni al piano, Trabucco al sax, il giovanissimo talento Raimondi alla tromba e il solido ed esperto Enrico Mianulli al contrabbasso. Va infatti ricordato che il quintetto ha vinto praticamente tutto: oltre alla vittoria finale, ai membri del gruppo sono andati infatti anche i premi come miglior batterista, miglior trombettista, miglior sassofonista e quello come miglior contrabbassista. Nella musica non si vince o si perde da soli, ma in gruppo e il Matteo Cidale quintet era un vero ensemble in tutto.
Anche Leonardo Corradi era al Tuscia, ma quest'anno dall'altra parte, ovvero come giurato e concertista. Durante il festival si è esibito con artisti internazionali come Dave Liebman, Kurt Rosenwinkel e Antonio Sanchez, oltre che con il suo quartetto composto da Rosario Giuliani, Flavio Boltro e Marco Valeri. Ormai Leonardo è una star del jazz che sta facendo parlare tutti in questo mondo.

Possiamo dire che ha fatto parlare molto, nel settore, fin da subito, sin dal primo cd, uscito meno di un anno fa, del quale sei stato per così "l'artefice", e che ha riscosso un grande successo. Ora quali sono i prossimi progetti? C'è anche l'idea di un nuovo cd?
Con Leonardo stiamo lavorando a molti progetti, tra i quali un tour che partirà tra poco e che lo porterà in molte città, come ad esempio Empoli, Siena, Piacenza, Firenze e Roma, insieme a Giuliani, Boltro e Valeri.
Per quanto riguarda un nuovo disco, sì: dovrebbe uscire a breve. Abbiamo anche ingaggiato una importante agenzia americana per la promozione in Usa.
Ovviamente, essendo il secondo disco di Leo e venendo dopo il successo strepitoso dell'opera prima, stiamo preparando un grande progetto. C'è tantissima attesa e non vogliamo sbagliare.

E indubbiamente la stessa attesa c'è per Matteo: è vero che presto uscirà il suo primo live?
Si ad aprile durante il Ronciglione Jazz Spring Festival, una importante tappa del Tuscia in Jazz, Matteo ed il suo quintetto di esibiranno al teatro Petrolini, aprendo il festival di Pasqua, e la serata sarà registrata per produrre il suo primo disco. Ascolteremo la registrazione con Matteo e se lui ed il suo gruppo saranno contenti del risultato, la nostra etichetta ed io personalmente saremo felici di pubblicare il suo disco. Sono sicuro che ne uscirà un prodotto di prima qualità. Il quintetto di Matteo è un progetto sul quale voglio investire e lavorare per il futuro.

…. La storia continua….

Nella foto Leonardo Corradi e Matteo Cidale con Tony Monaco (photo by Ernesto Bruziches
Elena Voltolini
 
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